San Gaetano: Una vicenda che è frutto maturo

Gaetano Thiene, la vicenda di un uomo del ‘500, eppure ancora attuale, certamente moderna!

Lì dove altri adoperano il metodo del giudizio, Gaetano scelse il metodo del fare, per essere – assieme a coloro che credono nel futuro buono che c’è nel darsi da fare – parte e concretezza di cambiamento.

Gaetano visse in un’epoca ricca di contraddizioni e cambiamenti nella società e nella Chiesa, anzi nella comunità cristiana di occidente si preparava un vero sismo, che avrebbe per secoli segnato l’Europa con scie di sangue, per nulla degne del Dio le cui ragioni si pretendeva di difendere!
Le colpe, le responsabilità…, non mancavano neppure lì dove Gaetano avrebbe voluto trovare le testimonianze dei Martiri! “Ma la Chiesa è strumento certo di salvezza, non perfetto…” e capiva che – la Chiesa - necessita di amore e dono di sé: sì la Chiesa aveva bisogno di un dono duraturo e continuato e gratuito, per uscire dal fango dei suoi figli e dei suoi ministri. Non solo una Chiesa che offra il per-dono di Dio, ma che accoglie il per-donare purificante di Cristo, che attendeva… non pensieri ed incensi, ma la vita e le opere, i giorni offerti ai poveri, agli ammalati, ai senza gloria… per amor suo.

Gaetano è un uomo di comunità, un uomo di Chiesa! Sognava e realizzava uno stile di comunità fondata sull’impegno personale alla conversione; non cercava una Chiesa di perfetti, egli stesso conosceva la sua adamantina durezza! Scelse, innanzi a tanta miseria della ricchezza e del fasto, una via nuova e radicale. Non fu il cammino di una mattina; ma di anni. Sospiri, rese, slanci, doni celesti: fu attratto come calamita dalla luce della fede, giunse a pensare una opera antica e, allora, nuova: scegliere Dio e non le cose di Dio!

La Chiesa del ‘500 è descritta come realtà in crisi e in lotta, e sicuramente fu anche questo…; eppure la Provvidenza in quei momenti così oscuri e dolorosi, suscitò in lui l’amore del Cantico dei cantici…, e Gaetano, nella oscura situazione culturale e politica del suo tempo, volle mettersi alla ricerca dell’innamorato del suo cuore: “Lungo la notte ho cercato l'amato del mio cuore” (Ct 3, 1-4). Gaetano cercò il suo Dio, Gesù Crocifisso, nel volto reale dei tristi, degli ammalati e dei poveri: non agiografia da quattro soldi, ma vita vera, opere vere!!
Cercò Dio nella Chiesa, non si mise fuori di essa; non giudicò come gli altri servissero o si servissero di Dio. Gaetano cercò il suo amato “dentro le mura della città”: scelse di mettersi alla ricerca dell’innamorato del suo cuore all’interno della Chiesa/”dentro mura della città”, perché lo Sposo potesse trovare la Sposa adorna e bella!

Quando le difficoltà si presentarono in tutta la loro maestosa ed insuperabile gravità (il Sacco di Roma) Gaetano non cedette: “Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio” (J.H. Newman), e nonostante la Chiesa fosse colpita da suoi stessi figli “Mi han trovato le guardie che perlustrano la città; mi han percosso, mi hanno ferito, mi han tolto il mantello le guardie delle mura” (Ct 5, 7), Gaetano non ebbe esitazioni e restò fedele al suo voto, rinnovarsi per rinnovare!
Non è questa la risposta da dare anche oggi?

Tutti gli uomini e donne che nella Chiesa sono additate a figure genuine di fedeltà al Vangelo della Pace di Gesù hanno lasciato opere, vie, insegnamenti… e molti di essi hanno aperto strade nuove, tanto che la loro vicenda si protrae nel tempo, ed ancora oggi “producono” frutti, attraggono cuori giovani a realizzare il sogno, il Carisma, che lo Spirito concesse loro.
Gaetano volle realizzare una vita comunitaria per i sacerdoti, che vivevano soli e presi nella gestione dei beni e delle concessioni ecclesiastiche: nulla di tutto ciò! Lui cominciò…, allora non esisteva quello che lui vedeva e sognava: lo inventò lui! Ed oggi appare normale che il prete debba essere uomo “semplice, povero e innocente”; servire Dio certo che la Provvidenza non abbandona chi serve Dio e, per amor suo, gli uomini.
Questo è il frutto maturo del chicco che Gaetano gettò nella Chiesa del ‘500; tale seme oggi ha nei Teatini “esperti e pazienti coltivatori” di comunità, servitori di un Carisma che – sebbene fiorito – ha ancora molto da abbellire la sua Chiesa e la comunità degli uomini!