Una giornata particolare

Pensieri & Parole dei partecipanti alla Messa e all'incontro con Papa Francesco a Santa Marta in Vaticano - martedì 26 maggio 2015

 

Allegra Aiola - A.C.R.

«Martedì 26 Maggio ho avuto l'onore e il piacere di incontrare il Papa. L'emozione provata è indescrivibile, fortissima, un misto di gioia e piacere che ricorderò per tutta la vita. È stata un'esperienza molto importante per me.
Un uomo così semplice, ma allo stesso tempo carismatico e amorevole, e così pieno di gioia.
»

 

Amelia Giampietro - Coro ore 12

«Che bel ricordo di quella incredibile giornata: grazie!!!»

 

Angelo Cannarozzo - Gruppo Rosario

«Una gradita esperienza di vita! Il momento tanto atteso finalmente stava per arrivare.
Il giorno era sereno come non sempre accade in questo periodo dell’anno, ma dentro di me c’era un misto di incertezza e di euforia allo stesso tempo…
Praticamente solo in apparenza sembravo più che sereno.
Ebbene sì, amici. Sino a qualche giorno prima non potevo lontanamente immaginare che nel corso della mia vita, ormai avanti negli anni, avrei avuto l’opportunità, la fortuna o forse la grazia, di varcare i cancelli vaticani e addirittura entrare nella Domus Sanctae Marthae, volgarmente Casa di Santa Marta, per assistere alla messa celebrata dal Santo Padre, Papa Francesco.
Dunque, era il 26 maggio… un martedì mattina qualunque.
Attraversata Roma in un insolito battibaleno, erano circa le 6,30, giunsi con altri del gruppo alla sospirata e sognata meta. Da lì a poco avrei avuto il piacere, che dico piacere, l’occasione o meglio l’onore di assistere alla celebrazione eucaristica del Santo Padre e così è stato.
Un insieme di emozioni, di curiosità, di apprensioni mi occupavano la mente…
Cosa fare, come intrattenermi, in quei pochi secondi a mia disposizione, per parlare e salutare il Papa.
Che volete che vi dica!
Tutto è avvenuto nella massima semplicità come, del resto, era facilissimo prevedere.
La celebrazione è trascorsa in un’atmosfera di massima serenità e le letture del giorno, come l’omelia del Santo Padre, mi hanno colpito immensamente sebbene facessi fatica per via dell’audio forse non ben calibrato per il mio parzialmente debole udito.
Che dire della sensazione provata quando il Papa si è seduto tra gli ultimi banchi come un qualunque fedele. Che stile, che semplicità, che umanità in questo Papa.
Al momento della mia presentazione al Santo Padre da parte di padre Umberto, il nostro parroco, come avrei reagito. Mi tremavano le gambe solo a pensarci, ma tutto si è svolto nella massima naturalità come un incontro fra due qualsiasi figli di Dio.
Grazie padre Umberto per avere dato a me e ad altri amici la possibilità, rappresentando la Parrocchia di San Gaetano, di partecipare a questo evento straordinario.
Grazie Francesco; un Papa che mette veramente a proprio agio le persone che gli si rivolgono per una benedizione, un pensiero, un conforto; basta vedere ciò che sta facendo per i poveri di Roma, la Sua Diocesi, e per la pace nel mondo intero.
Lunga vita a Papa Francesco.
»

 

Anita Trincia - Catechista Cresima Adulti

«L'incontro con Papa Francesco è stata un'occasione per riflettere sulla nostra possibilità di diventare migliori, più generosi nel donare tempo ed energie agli altri, meno concentrati su noi stessi. Grazie, Umberto, per questo dono.»

 

Caterina Maccario - Lectio divina

«26 maggio 2015 - S. Filippo Neri.
Ho ringraziato con tutto il cuore il parroco p. Umberto e il gruppo della Lectio Divina per il privilegio che mi è stato offerto: essere a S. Marta a celebrare l’Eucarestia con il Santo  Padre Francesco.
A Lui la mensa dell’Eucarestia e a me parte della mensa della Parola: ho proclamato la lettura dal Siracide con una certa trepidazione, l’emozione era tanta e temevo che avrei avuto esitazioni, invece tutto OK! Ringrazio il mio angelo custode, che vigila sempre.
È stato un momento particolarmente intenso e coinvolgente: si respirava realmente il profumo di Cristo!
Che dire del commiato?! Il Santo Padre ha accettato volentieri la palla liturgica che gli ho donato, rappresentando tutto il gruppo.  L’ha presa in mano e l’ha guardata con interesse quando gli ho precisato che l’avevo cucita interamente a mano e che ogni punto era un atto d’amore e una preghiera per Lui.
Ha sorriso con tenerezza, mi ha incoraggiato e gli ho anche detto che condividiamo lo stesso anno di nascita e ho scandito: il 1936. “Allora è giovane!” ha commentato e io: "lo so!" E il suo sorriso si è ulteriormente illuminato e divertito!
Il tutto sotto lo sguardo benevolo e pastorale di p. Umberto che ringrazio ancora di tutto cuore.
Molte altre cose potrei dire, ma le conservo nel cuore!!
»

 

Chiara Marchetti - Catechesi Familiare

«Ore 6.20. Il sole del mattino di una giornata bellissima, limpida e già luminosa avvolge la basilica. Venendo a piedi da Castel S. Angelo è già uno spettacolo e avvicinandosi alla piazza, si rimane davvero senza fiato. La sagoma bianchissima della basilica che si staglia sul cielo azzurro, il Bernini che ci accoglie con le braccia aperte dello splendido colonnato, sono la proiezione del nostro desiderio di una Chiesa madre e aperta al mondo.
La città riposa ancora.
La piazza è vuota come non capita mai di vederla. Silenzio. Pace. Attesa di una giornata che vedrà fiumi di persone che la attraverseranno per passeggiare con ritmi lenti o camminare frettolosamente, calpestarla con le ruote delle automobili, prigioni che ci impediscono di alzare lo sguardo e osservare, incontrarsi, parlare... Ora no, tutto tace e la bellezza riempie gli occhi e il cuore.
Costeggiando il colonnato arriviamo in piazza Sant'Uffizio e mi viene da sorridere. Quanti secoli di storia, quali paure e ombre ridesta questo nome, eppure è la stessa Chiesa che oggi apre le sue porte per dirci che è cambiata, che è cresciuta, che non dobbiamo temere. E ci fa sentire a casa, lì dove non osavamo sperare di entrare.
Arriviamo all'appuntamento più emozionati che assonnati. Ancora non sembra vero. Qualche piccola formalità per identificarci, ma è tutto molto tranquillo e semplice da essere sorprendente.
Poco dopo siamo dentro.
La semplicità di tutto nuovamente mi affascina.
L'ambiente è intimo, accogliente, luminoso, ma niente sfarzi, né lussi. Pochi fiori, arredi sobri, solo la scritta in latino di invocazione allo Spirito Santo mi ricorda che siamo nel cuore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Mi inginocchio. Non posso non accorgermi che l'inginocchiatoio è un po' sfondato. Mi fa piacere, spero in cuor mio che al posto del tappezziere, la quota sia andata alle docce dei senzatetto appena fuori di qui.
Seduti, aspettiamo.
Eccolo. Entra.
È solo, e da solo si mette dietro l'altare e inizia a celebrare sommessamente, assaporando e facendoci gustare la bellezza della liturgia. Ogni singola parola che tante volte ho ascoltato distrattamente la sento ora risuonare con tutta la forza che esprime quando trova un terreno pronto ad accoglierla.
Vedo questa persona così importante per la Chiesa e il mondo nella sua estrema semplicità e insieme nella sua assoluta grandezza. Mi ricordo i racconti di nonni e genitori che ricordavano in vecchiaia di aver visto magari solo una volta, da molto lontano, nella basilica, il successore di Pietro trasportato sulla sedia gestatoria e impartendo benedizioni. Un puntino lontano. Una persona irraggiungibile. Sento che anche io quando sarò vecchia potrò ricordare e raccontare questo momento, e guardare quanta strada lo Spirito ci ha fatto percorrere. Gratitudine e coscienza di un dono grande, immenso.
Il tempo è tiranno e, inutile dirlo, vola.
La breve, ma come al solito, vibrante e appassionata omelia mi trasporta in un’altra dimensione, quella dove improvvisamente tutto appare chiaro, evidente, sereno. La nostra vita, con gli affanni, le incertezze, le preoccupazioni, i timori si ritrova ricca di senso e di pace. Il sentiero da percorrere adesso mi sembra chiarissimo e bellissimo, anche se in salita. Quando risuonano le parole di Gesù sugli ultimi che saranno i primi e i primi gli ultimi, mi viene da pensare che la mia presenza lì rischia di dirmi che dopo tanti anni ancora non ho capito granché del Vangelo...
Alla fine il Papa esce per togliersi i paramenti e quando si siede in fondo alla chiesa in mezzo a noi per ringraziare, un grande silenzio ci avvolge. Sentiamo che davvero siamo troppo pieni di parole, mentre il silenzio ci nutre, ci disseta, ci rigenera.
Ora ci alziamo perché il nostro Vescovo ci aspetta per salutarci personalmente.
E questo gesto assume una naturalezza incredibile dopo quest’ora passata insieme. E certo che è così, perché non dovrebbe? Come un parroco che la domenica ti stringe la mano, ti chiede come stai e ti incoraggia ad andare avanti. Perché, cosa c’è di strano?
E la Marta che è in me, che si affanna e si agita per molte cose e che con me che era entrata nella cappella a lei dedicata, lascia il posto a Maria, che ha scoperto la parte migliore e sente che non le verrà tolta.
»

 

Cristiana Vigli - Corso Prematrimoniale

«Le spalle curve, la voce bassa, lo sguardo teso verso un oltre, l’incedere del discorso lento: nessun segno di autorità, né di potere. Nessuna enfasi, né alcun gesto di gloria.
Le parole invitano a rifuggire dalla mondanità, farsi servi, dedicarsi alla cura degli ultimi: temi cari a chi ha un po’ di dimestichezza con i Vangeli e con la pratica parrocchiale. Se ci si aspettava un’analisi rivoluzionaria, un’esegesi riformatrice, un finora non detto e tanto atteso, si può essere rimasti delusi.
Ma non è stato così. Chi di noi ha avuto il privilegio di essere chiamato a partecipare alla messa, al mattino presto, introdotto in quella chiesa da un’atmosfera tersa e ancora appena sfiorata dal rumore della città, illuminata dalla luce pulita di una di quelle magiche giornate romane che normalmente non abbiamo occhi per guardare, si è ritrovato immerso nel silenzio e nel raccoglimento di una preghiera intensa e profonda che sempre meno spesso ci appartiene, perché presi dall’animazione della liturgia comunitaria; e che forse non ci aspettavamo lì, perché immaginavamo la solennità del luogo e del contesto.
Ci ha colto invece la forza dello Spirito, la potenza del messaggio e l’immediatezza del discorso: semplice ma non per questo povero; chiaro ma non per questo banale; conosciuto sì, ma né scontato, né superfluo.
Ci ha travolto un annuncio forte e potente che passa per parole miti e non violente, ma al tempo stesso dirette e limpide; per sguardi di tenerezza, non di accusa, ma certo non indulgenti verso la mistificazione; per gesti pacati, ma non deboli; per una voce che non declama, ma che dice il vero.
Ci ha nutriti la parola autorevole del Padre e del Pastore, che conosce i suoi figli e le loro debolezze e che proprio con quelle debolezze li ama e li stringe tra le sue braccia. Perché ogni padre sa che solo rassicurati dal perdono e dalla compassione i figli potranno riconoscere l’errore, ritornare sui propri passi e riprendere la giusta strada.
Senza sconti né scorciatoie. Non abbiamo ascoltato alcuna annacquatura del Vangelo né alcuna rinuncia alla sua radicalità; abbiamo sentito piuttosto ribadire il rifiuto chiaro e deciso della mondanità, la scelta determinata per gli ultimi, il rischio implicito nella ricerca delle ricchezze, della vanità e dell’orgoglio. Ma abbiamo percepito la dolcezza dell’amore di padre: porto sicuro, conforto nella fatica della quotidianità e nel dolore, luce nel nostro cammino, certezza nel dubbio, perdono nell’errore.
Abbiamo pregato con il Papa un lungo Padre Nostro.
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Cristina Grandjacquet - Servizio Docce senzatetto

«Una grande emozione vissuta da tutti nella semplicità e serenità che caratterizza Papa Francesco.»

 

Daniela Agostinelli - Famiglie

«Salve a tutti mi chiamo Daniela e il 26 Maggio ho avuto la grazia di partecipare alla messa a Santa Marta con Papa Francesco. Questa esperienza mi ha emozionato e riempito di gioia.
Vengo da un periodo molto duro, infatti da otto mesi combatto contro un cancro al seno, che all'improvviso ha cambiato, credo per sempre, la mia vita. Vivendo l'esperienza della malattia, mi sono sentita molto debole ma mai sola. Ho sempre sentito il Signore vicino a me, anche nei giorni in cui soffrivo tanto e vedevo tutto nero. La parrocchia mi è stata vicina sempre ed é per questo che sono felice di aver fatto questa esperienza dal papa insieme ai parrocchiani di San Gaetano, perché mi sono sentita amata ed accolta in ogni condizione e situazione. Nel dolore erano lì con me, e nella gioia di quel giorno dal papa erano di nuovo lì con me. Non sarebbe stata la stessa esperienza, se fossi andata da sola.
Il papa ci ha chiesto: "Qual é il salario che state aspettando, andando dietro a Gesù?" Io ho pensato che seguendo Gesù in questi anni, ho già ricevuto il mio salario, molto abbondante, perché l'amore che ci unisce tra le famiglie della parrocchia é un grandissimo dono, insieme alle prove che non sono mancate.
Posso però con certezza dire che ho ricevuto molto di più di quanto io abbia dato.
L'ultima cosa che voglio condividere con voi é l'esperienza di preghiera silenziosa che il papa ha condiviso con noi davanti all' immagine della Vergine Maria, al termine della Messa: un silenzio carico di profondità e di preghiera, una vicinanza intima con Maria nostra Madre.
Giornata indimenticabile, grazie a Padre Umberto, nostro parroco e a tutti gli amici fraterni di San Gaetano.
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Huberta Pott - Fede e Luce

«"Papa, preghi per me e Maria?"
È stata una messa davvero speciale e sicuramente uno dei momenti più belli della mia vita. E la presenza di Giovanni, che mi ha accompagnato - anzi direi - che mi ha guidato e trasmesso sicurezza, ha reso ancora più intenso questo momento.
Giovanni, da vero uomo di mondo, ci ha fatto vedere come vivere in modo naturale questa Messa, quando una cosa naturale non era di certo!
Mentre io, durante la Messa - preoccupandomi di cosa potesse succedere se Giovanni nel momento dello scambio della pace fosse “partito”, come al suo solito, per dare la pace a tutti, stringendo tanti mani e distribuendo qualche bacio affettuoso - chiedevo consiglio a Chiara che stava nel banco davanti a me, Giovanni era già partito per conto suo per fare quello che, appunto, fa sempre.
Girando per i banchi, stringeva le mani di tutti, anzi di quasi tutti, perché evidentemente il grande rispetto che sente verso il Papa lo ha frenato dall’andare anche da lui.
Poi, a fine Messa, in fila e in attesa per salutare il Papa, il mio cervello lavorava come una macchina, raccoglievo dentro di me tutte le cose che avrei voluto dire al Santo Padre, le raccomandazioni per questo e quest'altro, le richieste di aiuto e di consiglio, i ringraziamenti per tutto quello che fa per noi e la Chiesa, insomma, facevo un elenco lunghissimo dentro di me, ma allo stesso momento dovevo fare una scelta delle cose da dire, sapendo che il tempo era poco. Mentre mi concentravo e pensavo e pensavo e pensavo, il mio compagno di strada parte di nuovo ... perfetto atteggiamento da uomo di mondo e da uomo devoto e innamorato del Papa: bacia la sua mano, giunge le sue mani in preghiera e gli dice: "Papa, preghi per me e Maria? "
Io a quel punto non riuscivo più dire niente, tutto il mio elenco era sparito, ero piena di commozione e piena di gratitudine verso il Papa, che ha accolto tutti noi con questa semplicità disarmante, che ha pazientemente ascoltato la mia spiegazione su chi fosse questa Maria per la quale Giovanni chiedeva la preghiera del Papa. Maria, persona importantissima per Giovanni, è una signora polacca che con grandissimo affetto e amore lo cura giorno e notte, perché Giovanni non ha più i genitori da tanto tempo e vive solo con lei.
Ringrazio ora Papa Francesco per tutto quello che fa, promettendo che pregherò per lui. Ringrazio padre Umberto che ha reso possibile il tutto e ringrazio in modo particolare Giovanni che ha saputo guidarmi e mi ha fatto vedere come si fa ...
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Paolo Colangeli - Famiglie in Coro

«Son passate circa due settimane. Cosa mi rimane impresso della partecipazione alla Messa celebrata a Santa Marta, in Vaticano, da Papa Francesco e del Suo intrattenersi, dopo la Messa, per salutarci singolarmente?
La semplicità.
La semplicità come naturalezza di essere se stessi con e davanti agli altri.
La semplicità come sobrietà dei modi che si accompagna all’umiltà dell’atteggiamento.
La semplicità come spontaneità del linguaggio: "Io lascio tutto per seguirti. Qual è il mio stipendio?"
Papa Francesco ci ha fatto respirare la semplicità come principale condizione della bellezza morale.
Ci ha trasmesso la dolcezza, la sensibilità, l’amore di essere in famiglia.
Siamo andati come parrocchia: famiglia di famiglie.
Termino citando un altro grande uomo, ma semplice, Albert Einstein: "Io non sono un genio, io sono solo curioso. Faccio molte domande, e quando la risposta è semplice, allora Dio sta rispondendo".
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Roberto Tufi - Gruppo Lodi

«In particolare ci sono due momenti che mi hanno colpito e mi hanno fatto fare qualche piccola meditazione. Il primo è l'inizio della messa a Santa Marta dove ho avuto la sensazione che il Papa fosse particolarmente stanco, quasi sofferente.
E ripensandoci credo di aver capito. Credo di aver capito perché la Chiesa ci chiede di pregare per le intenzioni del Papa e per il Papa. Un uomo solo con grandi responsabilità. Non proprio solo, naturalmente, ma sempre un uomo. Ogni sua parola è presto su internet, quindi tutto il mondo può leggerla, analizzarla, commentarla, criticarla. E da tutto il mondo, tutti i giorni arrivano notizie di guerre, soprusi, ingiustizie, calamità, violenze che tanto colpiscono il nostro pastore.
Il secondo momento è l'incontro personale con Papa Francesco che mi ha dato sensazioni completamente opposte. Ci ha accolti con quel suo sorriso che trasmette amore, speranza, serenità. E tu pensi che è il sorriso del Vescovo che incontra i suoi fedeli. Ed ho pensato al nostro pastore Umberto che conosce le sue pecore ad una ad una e così ci ha presentato a Papa Francesco.
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