Una mattina con Papa Francesco

Cronaca di un giorno indimenticabile: la Messa e l'incontro con Papa Francesco a Santa Marta in Vaticano - martedì 26 maggio 2015 di Gaetano Taverna

Ecco, il grande momento è arrivato. La tensione è quella giusta e svegliarsi presto non è un peso, anzi, direi che è quasi un sollievo.
Non è la prima volta che ho un incontro ravvicinato con un Pontefice: da ragazzo con Paolo VI per la lavanda dei piedi a San Giovanni in Laterano, da adulto, in diverse occasioni come capo scout, con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Malgrado ciò, il pensiero di poter incontrare Papa Francesco mi emoziona particolarmente. Un’emozione che nasce dalla consapevolezza di incontrare un grande uomo che lascerà il segno nella Chiesa e nel mondo, anzi, direi che già lo sta facendo.

La domenica precedente, dopo la messa in parrocchia, Padre Umberto mi aveva informato, così su due piedi, che Guglielmo e io avremmo aiutato il Papa all’offertorio come accoliti. Lì per lì ho accolto la notizia con grande entusiasmo, ma più tardi, a mente fredda, ho realizzato cosa sarebbe significato. Per non parlare del tempo che è passato dall’ultima volta che ho servito all’altare…

Non nascondo che ho subito pensato di rivolgermi al nostro decano mio omonimo, nonno Gaetano, per ricevere i giusti consigli per evitare quelle situazioni imbarazzanti che lasciano il segno. Poi, però, mi sono detto che se mi fossi posto troppi problemi, non avrei vissuto profondamente il piccolo (ma grande) servizio che mi è stato chiesto e mi sono affidato alla spontaneità del momento e alla certezza che Qualcuno mi avrebbe aiutato.

Arrivo in Parrocchia in anticipo e non mi stupisco che siano già presenti altre persone che comporranno il gruppo che da lì a poco avrebbe partecipato alla Messa con Francesco. Il gruppo, guidato dal nostro parroco, Padre Umberto Micillo, è composto dai vari rappresentanti dei gruppi di servizio e di preghiera della nostra parrocchia. Li presento uno a uno:

  A.C.R.:  Guglielmo Marzetti (educatore) - Allegra Aiola
AGESCI: Giulia Talarico (capo scout) - Livia Soldini (r/s)
Caritas: Alessandra Orlandi
Catechesi: Paola Tenaglia (
catechista) - Aurora Costantini
Catechesi Familiare: Chiara Marchetti
Consiglio Economico: Andrea Imbimbo
Coro ore 12: Amelia Giampietro
Corso Prematrimoniale: Cristiana Vigli
Cresima: Emanuele Pinelli
Cresima Adulti: Anita Trincia (catechista)
Famiglie: Daniela Agostinelli
Famiglie in Coro: Paolo Colangeli
Fede e Luce: Huberta Pott (responsabile) - Giovanni Battista Cappuccio
Gruppo Anziane: Anna Maria Cocco
Gruppo Lodi:  Roberto Tufi
Gruppo Rosario: Angelo Cannarozzo
Gruppo Spirito Santo: Lucia Laurenzi
Lectio Divina: Caterina Maccario
Servizio Docce senzatetto: Cristina Grandjacquet
Sito web e Comunicazione: Gaetano Taverna
 

Nell’aria è palpabile, più della consueta umidità, l’emozione e la gioia dì poter vivere un momento eccezionale. Ma anche la consapevolezza di avere una responsabilità nei confronti dell’intera comunità di San Gaetano che andremo a rappresentare a Santa Marta.

Ci muoviamo, il corteo di auto, scortata dalla mia moto, attraversa strade che in orari diversi non apparirebbero così deserte. Arriviamo all’accesso di Piazza Sant’Uffizio. Dopo i controlli di rito, entriamo nella Città del Vaticano e subito riconosco una sensazione che ho già percepito in passato in situazioni simili, la sensazione di essere catapultati in una dimensione diversa. Sembra di essere davvero in un’altra città, eppure Roma è proprio lì, dietro quelle mura. I rumori del traffico esterno arrivano ovattati e anche noi evitiamo di parlare ad alta voce.

Entriamo a Santa Marta e ci chiedono di attendere ancora in una sala adiacente la cappella. La tensione cresce e ringrazio il Signore perché il mio cuore capriccioso sta facendo il bravo.

Pochi minuti e poi ci accompagnano nella cappella. Oltre a noi, ci sono altre persone che parteciperanno alla messa. In tutto dovremmo essere una cinquantina di persone. Un sacerdote da indicazioni a Caterina e Anita per le letture e poi si dedica a Guglielmo e a me per darci le istruzioni sul servizio all’altare.

Poco dopo, entra Francesco e inizia la messa. È strano, sento come se stessi seguendo una messa normale, come se la persona all’altare fosse un sacerdote semplice, non il Papa. E forse è proprio questa l’immagine che Francesco vuole dare: l’immagine di un Sacerdote che si mette al servizio della sua Chiesa.

La prima lettura è tratta dal Libro del Siràcide (Sir 35,1-15).  Caterina si alza e la legge con quel suo tono pacato e chiaro che permette di seguire le letture senza aver bisogno di leggere.

«Chi osserva la legge vale quanto molte offerte; chi adempie i comandamenti offre un sacrificio che salva. Chi ricambia un favore offre fior di farina, chi pratica l’elemosina fa sacrifici di lode. Cosa gradita al Signore è tenersi lontano dalla malvagità, sacrificio di espiazione è tenersi lontano dall’ingiustizia. Non presentarti a mani vuote davanti al Signore, perché tutto questo è comandato. L’offerta del giusto arricchisce l’altare, il suo profumo sale davanti all’Altissimo. Il sacrificio dell’uomo giusto è gradito, il suo ricordo non sarà dimenticato. Glorifica il Signore con occhio contento, non essere avaro nelle primizie delle tue mani. In ogni offerta mostra lieto il tuo volto, con gioia consacra la tua decima. Da’ all’Altissimo secondo il dono da lui ricevuto, e con occhio contento, secondo la tua possibilità, perché il Signore è uno che ripaga e ti restituirà sette volte tanto. Non corromperlo con doni, perché non li accetterà, e non confidare in un sacrificio ingiusto, perché il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone».

Il Salmo 49 è letto da Anita con tono sicuro e fermo.

«A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio».
«Davanti a me riunite i miei fedeli, che hanno stabilito con me l’alleanza offrendo un sacrificio». I cieli annunciano la sua giustizia: è Dio che giudica.
«Ascolta, popolo mio, voglio parlare, testimonierò contro di te, Israele! Io sono Dio, il tuo Dio! Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici, i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Offri a Dio come sacrificio la lode e sciogli all’Altissimo i tuoi voti; Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora; a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio».

Il vangelo del giorno, letto dal nostro parroco, Padre Umberto, è un brano che sembra non essere casuale per quanto stiamo vivendo a Santa Marta.

Dal Vangelo secondo Marco (10, 28-31): In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù:
«Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

L’omelia è un momento che non dimenticherò mai. La ricchezza dei contenuti espressi con parole semplici ti prendono dentro offrendo un momento di catechesi fondamentale per un cristiano.

«Lo stipendio del cristiano è somigliare a Gesù: non c’è una ricompensa in denaro o in potere per chi segue davvero il Signore, perché la strada è solo quella del servizio e nella gratuità. Cercando invece un buon affare mondano, con la ricchezza, la vanità e l’orgoglio, ci si monta la testa e si dà anche una contro-testimonianza nella Chiesa.

La questione è che i discepoli capivano Gesù a metà, perché la conoscenza di Gesù, pienamente, avvenne quando lo Spirito Santo è venuto. E infatti Gesù risponde loro: Sì, vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa, fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte, insieme a persecuzioni. Ecco perché quando un cristiano è attaccato ai beni, fa la brutta figura di un cristiano che vuole avere due cose: il cielo e la terra. E la pietra di paragone è proprio quel che dice Gesù: la croce, le persecuzioni, vuol dire negare se stesso, subire ogni giorno la croce.

Sono tre cose, tre scalini che ci allontanano da Gesù: le ricchezze, la vanità e l’orgoglio. Per questo le ricchezze sono tanto pericolose: ti portano subito alla vanità e ti credi importante; ma quando ti credi importante, ti monti la testa e ti perdi. Ecco perché Gesù ci ricorda la strada: Molti dei primi saranno ultimi, gli ultimi saranno i primi, e chi è primo fra di voi si faccia il servo di tutti. È una strada di spogliamento, la stessa strada che ha fatto lui.

È brutto vedere un cristiano — sia laico, consacrato, sacerdote, vescovo — che vuole le due cose: seguire Gesù e i beni, seguire Gesù e la mondanità.

Alla domanda di Pietro: Abbiamo lasciato tutto: come ci pagherai?. Gesù risponde che il prezzo che lui ci darà è la somiglianza a lui: è questo sarà lo stipendio. E somigliare a Gesù, è un grande stipendio».

Parole che non possono non identificare lo stile della missione del nostro Vescovo, Francesco.

Il servizio all’altare si svolge nella maniera più naturale possibile. L’emozione di trovarmi così vicino al Santo Padre non mi distrae dal compito che mi è stato chiesto. Papa Francesco, addirittura, ci sussurra un ringraziamento. Cioè, capite, il Papa che ringrazia noi…

La messa volge al termine. Lui ci benedice e torna in sagrestia. Noi rimaniamo seduti. Poco dopo Francesco esce e si siede pregando in disparte, ma rimanendo vicino ai fedeli increduli.

Il tempo sembra essersi fermato e forse è proprio così. Un momento di profondo silenzio che porta inevitabilmente a raccoglierti in preghiera.

Quando si alza, uscendo dalla cappella, penso che sia tutto finito e che sia giunta l’ora di andare via. Ma mi sbaglio. Si avvicina un uomo della sicurezza e ci dice di metterci in fila per un saluto al Papa.
E ora che gli dico? Non me lo aspettavo che avremmo avuto questa occasione incredibile.
Qualcuno di noi, invece, se lo aspettava o forse se lo augurava, perché vedo che appaiono fogli con messaggi per il Papa, rosari, omaggi (il più bello è senz’altro la palla liturgica che Caterina ha ricamato per questa occasione come dono da parte del gruppo Lectio Divina della parrocchia).

Quando arriva il mio turno, vedo Francesco che mi accoglie sorridente e Umberto che mi presenta. Io gli bacio la mano e lo ringrazio commosso per questo momento di gioia profonda che ho vissuto. Gli parlo anche della mia vecchia amicizia con l’attuale Nunzio Apostolico della Nuova Zelanda, Mons. Martin Krebs, amico fraterno e scout, che concelebrò il mio matrimonio. Lui conosce bene Martin e sa che stiamo parlando di una persona speciale.

Usciamo da Santa Marta e siamo tutti in uno stato di grazia.

Raggiungo il mio posto di lavoro, ma so già che sarà difficile trovare la concentrazione per affrontare una giornata lavorativa. Poi, dopo qualche minuto di raccoglimento, so cosa devo fare: condividere con il maggior numero di persone quanto ho vissuto. Ed è proprio questo quello che sento di fare.