Teatini: come e quando

Uomini che lo Spirito mandò perché rinnovassero la Chiesa

 

 

"Non volemo esser altro che chierici viventi secondo li sacri canoni, in communi et de communi sub tribus votibus, perciocché questo è il mezzo convenientissimo a conservare la vita clericale
Così scriveva nel 1533 Giampiero Carafa che, con Gaetano Thiene, Bonifacio de' Colli e Paolo Consiglieri aveva scelto di abbandonare ogni beneficio per essere solo sacerdote nel senso più pieno del termine.

Occorre tener presente, per capire l'ideale che mosse i fondatori dell'Ordine del Chierici Regolari, che nel XVI secolo la cupidigia di ricchezze o, quantomeno, l'avidità di agiatezze, scelte a sistema di vita, s'erano rivelate radici di molti mali, diffuse e consolidate com'erano persino in ambiente ecclesiastico, a dispetto di ogni intervento riformatore.

Per le loro nobili origini non ne erano rimasti immuni neanche il Thiene, che come protonotario apostolico aveva ottenuto prebende e sinecura dal favore della Corte Pontificia, e il Carafa che godeva dei titoli e delle rendite dei vescovati di Chieti e di Brindisi.

Un male contro il quale erano rimasti inefficaci decreti e provvedimenti venuti dall'alto.

Dalla Chiesa stessa partì dunque la riforma, con uomini della statura del Thiene e del Carafa, con uomini che avevano saputo chiedersi fino a che punto, con il loro stile di vita, onoravano l'abito ecclesiastico e rispondevano al mandato evangelico. Insoddisfatti, se non stanchi, della vita curiale dove (come scrive lo storico dell'Ordine, p. Andreu cr,) "gli interessi temporali; politici e secolareschi non dovevano essere tenuti in minor conto degli interessi spirituali", previa solenne rinuncia del benefici e delle proprietà, il Thiene, il Carafa e i loro compagni decisero di liberarsi delle mondanità e del secolarismo per dedicarsi solo al loro sacerdozio in filiale devozione al Pontefice ed al Magistero della Chiesa.

Da tutto ciò l'attualità dell'ideale teatino che, operante da quasi mezzo millennio, rinnova ancora la stessa volontà di ritorno alla semplicità di vita degli Apostoli. "La vita in comune, come il loro apostolato, era sostenuta da un intenso spirito di orazione, dalla rigida ascesi evangelica, dalla liturgia. All'orazione univano lo studio e anche il lavoro manuale, sempre però nei giusti ambiti del ministero sacerdotale", scrive P. Andreu.

I candidati erano per lo più sacerdoti, vocazioni mature, alla cui formazione era praticamente impegnata tutta la comunità. Si viveva in uno spirito di evangelica libertà; unica regola la carità "La carità di Cristo - scriveva il Carafa - ne tien sì congiunti che tutti siamo nel Signore una medesima cosa" .

I Teatini, il cui nome viene dal fatto che primo capo dell'Ordine fosse il Carafa; vescovo di Chieti, ovvero "Episcopus theatinus", furono i primi chierici regolari ad ottenere, nel 1524, da Papa Clemente VII, un Breve di fondazione.

La loro norma di vita, non vincolata ad alcuna Regola preesistente, divenne quindi il lievito che, stimolando lo zelo di altri fondatori e di altri Santi, provocò il moltiplicarsi di altri Ordini di clero regolare, oltre che un processo di attualizzazione di Ordini monastici preesistenti. E' infatti nota l'affermazione di P. Dumortier, che scriveva, in una sua opera del 1882, "tutti gli Ordini sorti negli ultimi quattro secoli si ricollegano all'idea di S. Gaetano".

Questa idea trova la sua più completa realizzazione nell'equilibrato connubio di contemplazione e di azione, apostolato sviluppato sia direttamente - a seconda della spinta vocazionale di ciascun aderente - sia attraverso un intenso lavoro di guida e di sostegno di altri istituti e di altre opere.

Gli storiografi sono concordi nel riscontrare, nella vita dell'Ordine del Teatini, un limitato sviluppo numerico pochi gli aderenti e poche le case per deciso proposito degli stessi fondatori. "Et non pare - diceva il Carafa - che il Signore n'abbia dato molto desiderio di crescere in numero". Interessava soprattutto la qualità e la formazione dei soggetti.

Una solida preparazione personale, preferita ad uno sviluppo numerico, produrranno grandi frutti nella Chiesa.

Il Carafa, creato cardinale, divenne Papa con il nome di Paolo IV; scorrendo nella storia dell'Ordine, si scoprono teologi, filosofi, missionari, predicatori, letterati e persino architetti, oltre che vescovi residenziali e di curia, cardinali ed altre personalità eminenti della Sede Apostolica, tutti teatini e, di questi, molti veramente Santi.

Sempre limitati nel numero, dunque, tanto che alla morte di Gaetano da Thiene, i chierici regolari non contavano che due residenze professe, a Venezia ed a Napoli. Chiamati ed invitati ovunque, i Teatini aprono altre case in altre città italiane, a partire da quella di S Andrea della Valle in Roma.

E ne aprirono anche all'estero: in Francia, Portogallo, Baviera, Austria, Polonia, e questo sempre con un numero limitato di professi, dato che raramente i Teatini superarono il migliaio di confratelli.

Oggi come allora, dunque, i Chierici Regolari sono piccoli nel numero, ma certamente grandi nel loro fruttuoso servizio alla Chiesa, avendo saputo rendere le loro case (in Italia, in Spagna, negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile, in Argentina, in Colombia) veri e vitali centri di solida spiritualità e soprattutto seminari di uomini-apostoli.

Come i loro fondatori vollero e seppero liberarsi dal secolarismo dilagante, così ogni Chierico Regolare, nel volgere dei secoli, ha sempre saputo praticare quello stile di vita che è espressione di un sacerdozio vero e costante, in un rinnovamento interiore teso alla più operosa carità, ovunque questa sia stata necessaria.