Un saluto lungo ventotto anni

Domenica 21 giugno 2026: l'omelia di Padre Umberto durante la messa di saluto alla comunità della parrocchia San Gaetano.

Dopo ventotto anni di presenza in questa comunità parrocchiale, è arrivato per me il momento di salutare.
Sono arrivato qui nel settembre del 1998. Avevo venticinque anni, avevo appena emesso i voti solenni e, a malincuore, avevo accettato il trasferimento dalla comunità di Morlupo, dove ero stato per otto anni. Non avrei mai immaginato che questa parrocchia sarebbe diventata la mia casa per quasi tre decenni.
Nel giugno del 1999 sono stato ordinato diacono e nell'aprile del 2000 presbitero. I primi con cui sono entrato in contatto furono due gruppi di ragazzi che frequentavano il piazzale della parrocchia. Erano gruppi di età diverse, ma soprattutto il gruppo dei più piccoli mi accolse quasi come un coetaneo, anche se non lo ero. Forse perché avevo la possibilità di portarli in giro con la macchina o con il pulmino; sta di fatto che insieme ne abbiamo fatte davvero di tutti i colori: vacanze, incontri, cene, feste di Capodanno e di Carnevale, compleanni e tante altre esperienze che ancora oggi custodisco nel cuore.

Dopo l'ordinazione sacerdotale mi venne affidato il gruppo dell'Azione Cattolica, che proprio in quegli anni stava rinascendo. Evito di fare nomi per non rischiare di dimenticare qualcuno, ma ciascuno sa bene quanto abbia inciso nella mia vita e nel mio cammino umano e spirituale. Con l'ACR ho vissuto momenti meravigliosi: le Carovane della Pace, le Feste del CIAO, i campi scuola, gli incontri con le famiglie, le giornate di fraternità e tanti momenti preziosi che porto nel cuore come un dono.

Un ricordo particolare è legato alla mia prima celebrazione delle Prime Comunioni. Ero emozionatissimo. Ricordo ancora oggi quel momento con grande commozione: vedere quei bambini accostarsi per la prima volta all'Eucaristia fu per me una gioia immensa.
Successivamente ho iniziato ad occuparmi della catechesi dei bambini della Comunione. È stato un continuo crescere di emozioni, esperienze e incontri. Grazie alla catechesi e alle catechiste ho imparato tantissimo. I ritiri, le prove, le visite nei luoghi della Roma cristiana, la scelta dei canti, la preparazione delle celebrazioni e soprattutto la ricerca del modo migliore per accompagnare i più piccoli all'incontro con Gesù hanno rappresentato una parte fondamentale del mio ministero.

In questi anni la Caritas parrocchiale è cresciuta insieme alla comunità. Ho visto aumentare l'attenzione verso i più fragili, verso le famiglie che attraversavano momenti difficili, verso chi viveva la solitudine, la povertà o l'emarginazione.
La Caritas non è stata semplicemente un servizio, ma un modo concreto di essere Chiesa. Ringrazio tutte le persone che, spesso nel silenzio e senza cercare riconoscimenti, hanno dedicato tempo, energie e cuore ai fratelli più bisognosi.

Tra le realtà nate in questi anni desidero ricordare con particolare affetto il progetto Casa Mia, nato in occasione del sessantesimo anniversario della nostra parrocchia. È stato un sogno condiviso che si è trasformato in una splendida realtà. Un progetto che ha voluto testimoniare concretamente che la Chiesa può essere davvero casa per tutti, soprattutto per chi rischia di non avere più una casa, una famiglia o un punto di riferimento. "Casa Mia" rappresenta uno dei frutti più belli del cammino compiuto insieme. Ringrazio quanti hanno creduto in questa iniziativa e continuano ancora oggi a sostenerla con passione e generosità.

Tra gli incontri più importanti che il Signore mi ha donato in questi anni c'è stato quello con Suor Paola. Attraverso di lei ho conosciuto la realtà della SO.SPE. e un modo concreto e straordinario di vivere la carità evangelica. L'incontro con Suor Paola, con i volontari, con le mamme accolte e con i bambini che hanno trovato sostegno e speranza grazie a questa esperienza, ha rappresentato per me una vera scuola di vita. Ho imparato che la carità non è soltanto aiutare chi è nel bisogno, ma condividere la vita, ascoltare, accogliere e restituire dignità.

Suor Paola mi ha anche trascinato in una delle esperienze più forti e trasformanti della mia vita: il servizio come volontario nel carcere di Regina Coeli.
Ricordo ancora il primo impatto con quel luogo. La puzza, il degrado, la tristezza, la durezza di quelle mura. Ancora oggi sento addosso l'odore di quel carcere e la bruttezza di certi ambienti. Eppure, ogni volta che incontravo i detenuti, tutto questo spariva. Restavano soltanto i volti, le storie, le ferite, le speranze e il desiderio di essere riconosciuti come persone.
Per sette anni ho prestato servizio come volontario a Regina Coeli. Sette anni che considero una grazia immensa. Pensavo di entrare per portare qualcosa, ma in realtà sono stato io a ricevere molto di più. Quegli uomini mi hanno insegnato che nessuno può essere identificato soltanto con i propri errori e che la misericordia di Dio sa raggiungere ogni uomo anche nei luoghi più bui.
Un posto speciale nel mio cuore occupano anche i ritiri vissuti ad Assisi insieme alla grande famiglia della SO.SPE. Sono stati anni preziosi, momenti di fraternità, di preghiera, di confronto e di crescita umana e spirituale. In quei giorni trascorsi ai piedi di San Francesco ho ricevuto molto più di quanto abbia potuto dare.

Grazie a questa parrocchia ho avuto la possibilità di vivere esperienze che resteranno per sempre impresse nella mia memoria. Penso anzitutto al Giubileo del 2025, un evento straordinario che abbiamo avuto la grazia di vivere insieme.
Porto nel cuore anche i tanti pellegrinaggi condivisi in questi anni: Assisi, Pompei, Napoli, Cascia, San Gabriele dell'Addolorata, Medjugorje e tanti altri luoghi che ci hanno aiutato a riscoprire la bellezza della fede e della comunione. Ogni viaggio è stato molto più di uno spostamento geografico: è stato un cammino spirituale, un'occasione per conoscerci meglio, per pregare insieme e per sentirci davvero famiglia.

In questi ventotto anni, quattordici dei quali come parroco, desidero ringraziare i miei superiori, nella persona di P. Carmine, per la fiducia che hanno riposto in me affidandomi questo incarico. Ho avuto la grazia di accompagnare la vita di questa comunità in tanti momenti importanti. Ho celebrato battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni; ho condiviso gioie e dolori, speranze e fatiche. Ho visto nascere famiglie, ho visto crescere bambini che oggi sono adulti e, in alcuni casi, genitori a loro volta.
Sono passati davanti ai miei occhi migliaia di volti. Forse non ricordo tutti i nomi, ma i volti sì. Sono impressi nel mio cuore e nella mia preghiera. Ogni volto racconta una storia, un incontro, una sofferenza, una gioia condivisa. E sono certo che tutti questi volti sono custoditi anzitutto nella memoria di Dio. In questi anni avrò certamente commesso molti errori. A volte avrò preso decisioni sbagliate, altre volte avrò usato parole che hanno ferito invece di aiutare. A tutte le persone che ho deluso, a chi si è sentito trascurato, a chi non ha trovato in me il sacerdote che sperava di incontrare, chiedo sinceramente perdono.

Un pensiero particolare desidero rivolgerlo al Gruppo Scout della parrocchia, Agesci Roma 25. Chiedo scusa perché non sempre sono riuscito ad accompagnarvi e a seguirvi come avrei voluto e come forse avreste meritato. I numerosi impegni pastorali e le responsabilità di questi anni non mi hanno sempre consentito di essere presente quanto avrei desiderato.
Vorrei però che sapeste una cosa: ho sempre avuto una profonda stima per ciascuno dei capi scout che ho incontrato lungo questo cammino. Ho sempre ammirato con sincera gratitudine il vostro servizio, la vostra disponibilità, la passione educativa e l'amore con cui vi dedicate ai ragazzi. Ho visto da vicino quanto tempo, quante energie e quanto cuore mettete in ciò che fate, spesso nel silenzio e senza cercare riconoscimenti.
Il vostro impegno è stato una testimonianza preziosa per tutta la comunità parrocchiale. Attraverso il vostro servizio avete aiutato tanti bambini e giovani a crescere nei valori dell'amicizia, della responsabilità, della fede e dell'attenzione agli altri. Per questo vi sono profondamente grato e porto nel cuore il bene che avete seminato e continuate a seminare ogni giorno.

Un caro saluto agli amici di FEDE E LUCE. Dio benedica il vostro servizio e sia di monito per tutti che Dio ci chiama a metterci al servizio soprattutto dei più piccoli e fragili.
Ho ricevuto anche molti rimproveri. Alcuni li ho accolti bene, altri meno bene. Alcuni mi hanno fatto soffrire, ma quasi tutti mi hanno aiutato a crescere. Perché la verità è che grazie a voi sono diventato quello che sono oggi.

Quando arrivai qui ero un frutto acerbo. Avevo entusiasmo, generosità e tanti sogni, ma ancora molto da imparare. Oggi lascio questa comunità come un frutto maturo. Se qualcosa di buono è maturato nella mia vita, lo devo anche a voi, alla vostra presenza, alla vostra pazienza e al vostro affetto.
I bambini mi hanno trasformato con la loro innocenza e la loro spontaneità. Mi hanno insegnato a guardare il mondo con occhi più semplici e più veri. Mi hanno donato molto più di quanto io abbia donato a loro.
Gli anziani, con la loro sapienza e la loro esperienza, mi hanno insegnato il valore dell'ascolto, della memoria e della fedeltà. Entrare nelle loro case, condividere il loro tempo, raccogliere le loro storie è stata per me una ricchezza immensa.
La vera pazienza, però, devo confessarlo, me l'hanno insegnata i giovani. Con loro ho imparato ad aspettare, a non pretendere risultati immediati, a credere che il seme gettato nel terreno possa germogliare anche dopo molto tempo. Molte volte sono stati loro ad evangelizzare me con la loro sincerità, le loro domande e la loro capacità di sognare.

Se guardo al mio cammino sacerdotale, non posso non ricordare alcune figure che hanno lasciato un segno profondo nella mia vita. Padre Luigi è stato per me un vero padre. Un sacerdote accogliente, premuroso, capace di farsi vicino a tutti e di far sentire ogni persona importante. Ho avuto la grazia di vivere accanto a lui sia come viceparroco sia successivamente con ruoli invertiti. In entrambi i casi ho imparato tantissimo da lui. Mi ha insegnato che prima delle strutture e delle attività vengono sempre le persone.
Padre Vincenzo è stato invece l'uomo della cultura e della sapienza. Ho sempre ammirato la profondità del suo pensiero e la sua preparazione. Tante volte avrei voluto imitarlo nella sua sapienza, ma quella grazia non mi è stata concessa. Tuttavia il suo esempio mi ha insegnato ad amare lo studio e a cercare sempre più profondamente la verità del Vangelo.
Suor Paola, infine, mi ha insegnato il coraggio della carità concreta. Mi ha insegnato ad andare incontro alle periferie dell'esistenza senza paura, a cercare Cristo negli ultimi e a non dimenticare mai che il Vangelo si comprende davvero soltanto quando viene vissuto.

Accanto a queste figure c'è stata una presenza che non mi ha mai abbandonato: la Madonna.
La devozione a Maria affonda le sue radici nella mia infanzia e nella mia adolescenza. Ricordo con gratitudine mia nonna che ci faceva recitare il Rosario in casa e che spesso mi portava con sé in parrocchia durante il mese di maggio. Quei gesti semplici hanno lasciato un segno profondo nel mio cuore.
Maria mi ha accompagnato nella vocazione, nella vita religiosa, nel ministero sacerdotale e nei momenti più belli come in quelli più difficili. Anche qui, in questa parrocchia, ho cercato di coltivare e accrescere la devozione mariana, convinto che Maria continui ad accompagnare i suoi figli verso Cristo con la discrezione e la tenerezza di una madre.
A lei affido questa comunità che ho amato per ventotto anni e il nuovo tratto di strada che il Signore mi chiede di percorrere.

Desidero ringraziare il presbiterio che mi ha accolto con affetto e stima. Ringrazio tutti i sacerdoti con i quali ho condiviso il servizio pastorale in questa prefettura, per la fraternità, la collaborazione e l'amicizia che non mi hanno mai fatto sentire solo.
Un ringraziamento particolare va al Cardinale Angelo De Donatis che, insieme al Consiglio Episcopale, volle affidarmi il servizio di Prefetto. Non so se abbia svolto questo incarico nel migliore dei modi, ma posso dire con sincerità di aver cercato di viverlo con dedizione, responsabilità e amore per la Chiesa.
Ringrazio il Signore perché proprio in questi anni la nostra parrocchia è stata elevata a Titolo Cardinalizio. È stato un dono inatteso e una grande gioia per tutta la comunità. E ringrazio Dio perché ci ha donato un Cardinale così amabile e vicino come il Cardinale Diego Padron, che oggi mi onora della sua presenza.

In questi anni ho pensato molte volte all'eventualità di lasciare la parrocchia, ma non avrei mai immaginato che sarei stato proprio io a chiedere un trasferimento. È una decisione maturata nella preghiera e nella serenità, ma non senza fatica. Quando si ama una comunità, ogni distacco porta con sé una parte di dolore.
Oggi però prevale soprattutto la gratitudine. Grazie per l'affetto che mi avete donato, per la fiducia che mi avete accordato, per le gioie condivise e anche per le difficoltà che ci hanno aiutato a crescere insieme.
Porterò ciascuno di voi nella mia preghiera e nel mio cuore. Se qualcosa di buono ho saputo fare in questi anni, è stato possibile grazie al Signore e grazie a voi.
Vi chiedo di accompagnarmi ancora con la vostra preghiera mentre mi preparo a vivere il nuovo incarico che mi viene affidato. E io continuerò a pregare per questa comunità che per ventotto anni è stata la mia famiglia.

Con le parole di san Paolo ai Filippesi voglio concludere questo mio saluto:


«Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia, a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente» (Fil 1,3-5).

Grazie di tutto.

Padre Umberto

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