L’abbraccio della comunità: il calore della parrocchia per padre Umberto

Standing ovation, ricordi e tanta commozione per l’ultimo saluto al parroco che ha lasciato un segno indelebile nel cuore della comunità di San Gaetano

Redazione Parrocchia San Gaetano 24/06/2026 0

Nemmeno più un posto a sedere, appalusi a scena aperta, addirittura una standing ovation! Ma non si tratta dell’apparizione di una rockstar o della presentazione dell’ultimo calciatore acquistato a peso d’oro: siamo in Chiesa e il centro dell’attenzione è padre Umberto, il nostro parroco che da settembre continuerà altrove il suo cammino pastorale.

Devo dire che in realtà gli applausi in Chiesa (battesimi, anniversari, Prime Comunioni…) non mi sono mai veramente piaciuti, ma in questa occasione sono nati spontanei, condivisi, irrefrenabili, a sottolineare un passaggio importante dei discorsi o per nascondere la commozione provata.

Da giorni l’evento andava prendendo forma, mobilitando le signore nella spinosa scelta se fare una torta rustica o un dolce, causando scambi di whatsapp o chiacchiere duranti gli incontri nelle vie del quartiere.
Finalmente domenica 21 giugno arriva e si favoleggia della torta con su stampato padre Umberto a grandezza naturale (grandezza naturale di torta, naturalmente), della maxi cheesecake preparata da mani amiche, dei supplì che arriveranno caldi, della brace accesa per hot dog e panini con salsicce, servizio che farà guadagnare il Paradiso a chi vi si è dedicato nel clima torrido di questi giorni.

Ma il cuore di tutto è stato il caldo abbraccio che in ogni momento della Messa ha accompagnato questo sacerdote, pastore in mezzo alla sua gente: sembrava che ogni gruppo lo sentisse esclusivamente e gelosamente suo per le tante occasioni di condivisione sperimentate nel corso dei lunghi anni vissuti da padre Umberto in Parrocchia.

Quando nella sua commossa omelia ha elencato le tante attività, persone, incontri fondamentali da lui conservati nel profondo del cuore, anche chi lo ha conosciuto bene non può non essersi meravigliato della ricchezza dei doni vivi che il Signore ha voluto elargire a padre Umberto – e quindi a noi per suo tramite – e che lui ha sempre messo in pratica con sollecitudine ma senza tanto clamore.
Il riferimento alle radici della sua fede, maturata negli anni giovanili in famiglia, la presenza dei genitori e l’amore dei suoi parenti tangibile nella loro bella lettera ascoltata da tutti, hanno sottolineato l’importanza di questi legami antichi e sempre validi, e tutti ci siamo sentiti chiamati a fare di più, a fare meglio.

Riconoscenza e affetto, ti siamo vicini, padre.

Anita Trincia

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Sabato 20 dicembre, abbiamo avuto il privilegio di ricevere la Visita Pastorale del Cardinale Vicario, Sua Em.za Card. Baldo Reina. È stato un momento importante per la nostra comunità, che ha avuto l’occasione di farsi conoscere e confrontarsi con una personalità di rilievo della Chiesa Cattolica. Al di là dell'aspetto formale, ci ha colpito l'umanità e l'attenzione con cui il Cardinale ha ascoltato le relazioni dei rappresentanti dei gruppi parrocchiali nell’incontro con il Consiglio Pastorale, esteso per l'occasione ai referenti principali delle iniziative che si svolgono nella nostra comunità (cliccare qui per l'elenco dei gruppi e delle attività presentate al Cardinale Vicario). A sua volta, il Cardinale ha condiviso alcune riflessioni significative, osservando come, secondo i rilievi Istat, una vasta maggioranza dei battezzati non frequenti regolarmente le celebrazioni e i sacramenti (stiamo intorno al 96%, un dato che non può non farci riflettere). Il Cardinale ha voluto sottolineare due elementi fondamentali: la necessità di una maggiore integrazione tra le diverse realtà parrocchiali e, soprattutto, il volgere costantemente lo sguardo ai “lontani”, ovvero a quelle realtà di emarginazione, ma anche a tutte quelle persone che non vogliono o non possono frequentare la Chiesa. Dopo l’incontro con il Consiglio Pastorale allargato, il Card. Reina ha celebrato la messa delle 18:00. Durante l’omelia, ha sottolineato quanto sia importante “aprire le porte”, inteso come volontà di essere una comunità aperta all'ascolto e all'accoglienza, capace di andare incontro anche a chi si sente smarrito o lontano dalla vita parrocchiale. Ai ringraziamenti finali, il Cardinale ha mostrato con gratitudine il dono che il Parroco gli aveva consegnato durante l’incontro con il Consiglio Pastorale: un anello cardinalizio raffigurante l’immagine di Maria Salus Populi Romani. Gaetano Taverna
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Un'idea dirompente
È arrivata in parrocchia in punta di piedi, un anno e mezzo fa, grazie all’intermediazione della Caritas. Piccola di statura, due figli per mano, e negli occhi il peso di una guerra lontana ma ancora viva. Poche valigie e tanti pensieri. Iryna.Nel giro di poco tempo, tramite il progetto Casa Mia, Iryna ha trovato qui un alloggio confortevole, un nuovo lavoro, una buona scuola per i bambini, una comunità accogliente e attenta ai suoi bisogni. Poi, un giorno, piena di gratitudine, ma ancora carica di preoccupazioni, le viene un’idea, che condivide con una parrocchiana in un messaggino. "Guardo le notizie dall'Ucraina ogni giorno e non riesco a stare ferma quando vedo come la gente soffre il freddo nelle città ucraine senza energia elettrica. Sono senza acqua e senza riscaldamento, e penso a quale beneficio posso portare loro. Sto pensando se magari possiamo organizzare una cena di beneficenza a buffet per aiutare gli ucraini che vivono in città senza elettricità. Io posso cucinare tutto il cibo ucraino che so preparare bene. Che ne dici? Possiamo scrivere un bell’invito e invitare tutte le persone."Nonostante qualche scetticismo iniziale, l’entusiasmo, la semplicità e la determinazione di Iryna hanno contagiato tutti. È stata un’idea dirompente. Perché a volte queste nascono proprio da chi sembra più fragile. La macchina organizzativa è partita: abbiamo immaginato un pranzo nelle sale della parrocchia, in una domenica di marzo, con piatti italiani e ucraini. Chi si è offerto di fare la spesa, chi ha fornito fritti e pizza, chi ha apparecchiato le sale, chi è venuto per servire ai tavoli. Tanti parrocchiani hanno cucinato e portato teglie di pasta al forno o dolci.Iryna, insieme a Galina e alla figlia Oleksandra, hanno preparato alcuni piatti ucraini tradizionali: Vinigret: un’insalata di barbabietola, fagioli, carote, cipolla, patate e cetriolini); Golubzi: involtini di riso e carne; Grecianyky: polpette di carne e grano saraceno; Medivnyk: una torta al miele e noci. Il giorno del pranzo, domenica 1° marzo: sono circa una sessantina le persone sedute. Ma molte di più sono quelle che hanno lasciato un’offerta o un pranzo sospeso.Le due sale sono piene, rumorose, vive. L’apparecchiatura ben curata, con tovaglie e tovaglioli blu e gialli, per richiamare la bandiera ucraina, e piatti e bicchieri compostabili, per ridurre l’impatto ambientale della giornata.All’ingresso, un cartellone preparato dalla classe di uno dei figli di Iryna accoglie i partecipanti con disegni, cuori e messaggi sulla pace: “La quarta A è con tutti voi!”Nel corridoio che porta alle sale, una piccola mostra fotografica voluta da Iryna: “Nonostante la guerra, la vita continua”. Immagini di gente disperata, di abbracci sofferti, di bimbi nati in rifugi antiaerei, di gente che ha deciso di sposarsi sullo sfondo di una città devastata dalle bombe. Una giovane rappresentante dell’Ambasciata Ucraina ha partecipato con piacere al pranzo. Alfonso Rago, consigliere municipale e presidente della Commissione Politiche sociali, è venuto a testimoniare la vicinanza del XV Municipio a questa piccola iniziativa.E a un certo punto, tra una portata e l’altra, Iryna ha preso la parola davanti a tutti. Ha denunciato il dramma della guerra, ha ringraziato chi l’ha accolta in questo tempo e chi ha aderito al pranzo a sostegno del suo popolo. E ha intonato una canzone, scritta di suo pugno, sincera e straziante: "La guerra, la guerra, il colore è neroQuando viene la guerra non c'è niente di bello." Intorno a lei, solo silenzio e commozione. Seguiti da uno scroscio di applausi. L’incasso della giornata ha superato le aspettative: più di 2.500€ netti! Le spese vive sono state molto poche, perché tanti beni sono stati donati. Una parte dei fondi raccolti è andata, come promesso, all’Associazione Ucraina-Italia Lilea APS per la campagna “SOS inverno Ucraina”. Un’altra all’Elemosineria Apostolica del Papa, per un sostegno mirato alle necessità della popolazione ucraina. E una piccola quota è rimasta nelle casse parrocchiali.Alla fine non è stato solo un pranzo. È stato un ponte. Un modo di avvicinare tante persone al progetto che la parrocchia porta avanti da ormai 4 anni, di far conoscere la famiglia che attualmente risiede nei locali di Casa Mia, di versare una piccola goccia di speranza in quell’oceano di disperazione che è la guerra in Ucraina.E quella piccola donna, quella con l’idea dirompente, ci ha fatto capire che a volte basta una tavola apparecchiata… per far sentire la nostra comunità un po’ più unita. Maria Livia Brauzzi
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